il blog di Marco Bozza

 

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4 aprile 2006

 

 L’ERA DELLA CONOSCENZA E LA SOCIETÁ DEL SAPERE

 

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L’Ingegnere è stato ed è fra i protagonisti indiscussi di una fra le più importanti rivoluzioni che hanno caratterizzato la nostra società e la nostra epoca: la rivoluzione dell’innovazione tecnologica, dell’informazione e della comunicazione. Questa rivoluzione ha originato un periodo storico chiamato Era della Conoscenza, ovvero un periodo fondato su una nuova economia caratterizzata da connotazioni d’innovazione basate proprio sulla produzione della conoscenza. Ma cos’è la conoscenza? E perché essa è così importante?

La conoscenza è l’insieme dei processi attraverso i quali tutti i sistemi produttivi generano valore dalle loro risorse intellettuali e dal sapere. Ciò ha creato quella che oggi viene definita Società del Sapere, una società nella quale la conoscenza è un indice del fattore di competitività e di sviluppo sostenibile a lungo termine, poiché pone a fondamento della competitività stessa la capacità di produrre idee. Ma per produrre idee servono innovazione, creatività, competenze, e non ultima la capacità strategica di gestirle per imporle con profitto.

Questa Società del Sapere pone continuamente l’Ingegnere, in particolare, di fronte ad impegni e problematiche professionali in continua e rapida evoluzione, la cui “risoluzione” richiede sempre più di frequente competenze ricche di contenuti non solo tecnici. Ritengo a tal proposito che la piena realizzazione del proprio ruolo possa e debba svilupparsi in un contesto di incessante e proficuo apprendimento di conoscenze diversificate, poiché è la “natura” stessa dell’Ingegneria che necessita costantemente di un supporto di competenze, linguaggi e modelli provenienti da campi del sapere molteplici e multiformi.

 

Queste conoscenze infatti non devono limitarsi al “ristretto” orizzonte definito dalle aree formative di tipo accademico o di approfondimento specialistico richiesto dalle rispettive carriere formative e professionali, ma vanno ricercate anche in discipline e ambiti culturali diversi, sebbene queste appaiano solo apparentemente di interesse non ingegneristico. Lo sviluppo di qualsiasi processo produttivo (industriale, progettuale, ecc.) al fine di garantire con successo il raggiungimento degli obiettivi prefissati, necessita infatti, oltre che del processo di ingegnerizzazione, anche di abilità e competenze multidisciplinari: da quelle di tipo organizzativo a quelle economico-gestionali fino a quelle politico-sindacali. L’importanza pratica di tutto questo si traduce nel fatto che l’Ingegnere deve essere dotato della consapevolezza che nei rapporti di interazione tra se e il mondo circostante, più o meno a breve termine, potrebbe avere la necessità di dover apprendere cose del tutto nuove, talvolta non sempre riconducibili alle limitate competenze acquisite a livello universitario, che egli deve certamente possedere, ma che da sole non sarebbero sufficienti a produrre conoscenza e quindi competitività. Questa necessità di dover apprendere non deve esaurirsi nel contesto di un’”emergenza” scaturita da una situazione professionale particolare ma, al contrario, trasformarsi in un’esigenza personale, motivata e irrinunciabile, presente in ogni momento della sua carriera.

Ciò determina l’esigenza di disporre allora di strumenti culturali e professionali in grado di fargli acquisire elevati livelli di competitività, sia in ambito nazionale che europeo. L’attuale tendenza è infatti rivolta verso una professionalità ingegneristica con connotazioni in grado di orientare sempre più i grandi processi di sviluppo, e non solo. In particolare, una professionalità che, al pari di altre e tradizionali categorie, sappia meritatamente intervenire e imporsi nei processi economici presenti nei sistemi che caratterizzano tutte le attività umane, dalle piccole organizzazioni (ad es. organismi professionali) ai sistemi organizzativi ad elevata complessità (ad es. grandi amministrazioni pubbliche)

Questo richiede all’Ingegnere un ruolo che gli permetta di andare oltre a quello di produrre solo innovazione, per arrivare all’obiettivo ultimo di gestire il processo innovativo nella sua globalità. Ciò significa che deve acquisire una nuova mentalità mediante la capacità strategica di saper gestire l’innovazione in senso continuo e costante, trasformando il proprio profilo professionale da tecnico a manageriale, passando cioè da una cultura nozionistica e specializzata ad una cultura più generale e multidisciplinare.

Risulta quindi evidente come l’insieme globale delle conoscenze debba identificarsi sempre più con percorsi e processi formativi orientati a contenuti multiformi di carattere generale tra loro complementari.

Requisiti fondamentali per poter “mettere in pratica” questo approccio, politecnico e multiculturale nello stesso tempo, consistono da un lato nel comprendere l’evoluzione degli avvenimenti che ci circondano attraverso una visione globale della realtà, dall’altro nella capacità di far sintesi di tutto questo per meglio cogliere gli aspetti più essenziali e indispensabili alla professione, da quelli che lo sono di meno. Acquisire tutte queste competenze significa possedere conoscenze nella unitarietà dei saperi, una unitarietà che ci consente poi di essere noi stessi produttori di conoscenza e quindi di idee.

 

 

Ma produrre conoscenza tuttavia non è sufficiente: occorre infatti, come detto all’inizio, saperla anche gestire, e per farlo è necessario possedere i mezzi adeguati. Tra questi quello che ha sicuramente dato il contributo più significativo in tal senso è stata la tecnologia informatica e di comunicazione, ovvero la ICT (Information and Communication Technology). L’importanza straordinaria della ICT risiede nel fatto che essa ha creato quelle condizioni favorevoli, quali economicità, velocità, versatilità, ecc., che hanno consentito di sviluppare la gestione della conoscenza ai livelli che conosciamo oggi. Un esempio su tutti: si provi solo ad immaginare quale sarebbe il livello di capacità di comunicazione della nostra società attuale senza l’utilizzo della posta elettronica, e quali invece le conseguenze che ne deriverebbero se questa tecnologia sparisse improvvisamente.

Da tutto questo deduciamo quindi che può esistere un vero sviluppo di produzione della conoscenza solo se questo è poi accompagnato da un pari sviluppo di gestione della conoscenza in grado di renderlo fattibile ed efficace.