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il blog di Marco Bozza ingegneria
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Scarica l’articolo L’Ingegnere è stato ed è fra i protagonisti indiscussi
di una fra le più importanti rivoluzioni che hanno caratterizzato la nostra
società e la nostra epoca: la rivoluzione dell’innovazione
tecnologica, dell’informazione e della comunicazione. Questa rivoluzione ha
originato un periodo storico chiamato Era della
Conoscenza, ovvero un periodo fondato su una nuova economia
caratterizzata da connotazioni d’innovazione basate proprio sulla produzione
della conoscenza. Ma cos’è la conoscenza? E perché essa è così importante? La conoscenza è l’insieme dei processi attraverso i
quali tutti i sistemi produttivi generano valore dalle loro risorse
intellettuali e dal sapere. Ciò ha creato quella che oggi viene
definita Società del Sapere, una società nella quale la conoscenza
è un indice del fattore di competitività e di sviluppo sostenibile a lungo
termine, poiché pone a fondamento della competitività stessa la capacità di
produrre idee. Ma per produrre idee servono
innovazione, creatività, competenze, e non ultima la capacità strategica di
gestirle per imporle con profitto. Questa Società del Sapere pone continuamente
l’Ingegnere, in particolare, di fronte ad impegni e problematiche professionali
in continua e rapida evoluzione, la cui “risoluzione” richiede sempre più di frequente competenze ricche di contenuti non solo
tecnici. Ritengo a tal proposito che la piena realizzazione del proprio ruolo
possa e debba svilupparsi in un contesto di
incessante e proficuo apprendimento di conoscenze diversificate, poiché è la
“natura” stessa dell’Ingegneria che necessita costantemente di un supporto di
competenze, linguaggi e modelli provenienti da campi del sapere molteplici e
multiformi. Queste conoscenze infatti non
devono limitarsi al “ristretto” orizzonte definito dalle aree formative di
tipo accademico o di approfondimento specialistico richiesto dalle rispettive
carriere formative e professionali, ma vanno ricercate anche in discipline e
ambiti culturali diversi, sebbene queste appaiano solo apparentemente di
interesse non ingegneristico. Lo sviluppo di
qualsiasi processo produttivo (industriale, progettuale, ecc.) al fine di
garantire con successo il raggiungimento degli obiettivi prefissati, necessita infatti, oltre che del processo di ingegnerizzazione, anche di abilità e competenze multidisciplinari:
da quelle di tipo organizzativo a quelle economico-gestionali fino a quelle
politico-sindacali. L’importanza pratica di tutto questo si traduce nel fatto
che l’Ingegnere deve essere dotato della consapevolezza che nei rapporti di interazione tra se e il mondo circostante, più o meno a
breve termine, potrebbe avere la necessità di dover apprendere cose del tutto
nuove, talvolta non sempre riconducibili alle limitate competenze acquisite a
livello universitario, che egli deve certamente possedere, ma che da sole non
sarebbero sufficienti a produrre conoscenza e quindi competitività.
Questa necessità di dover apprendere non deve esaurirsi nel contesto di un’”emergenza” scaturita da una situazione
professionale particolare ma, al contrario, trasformarsi in un’esigenza
personale, motivata e irrinunciabile, presente in ogni momento della sua
carriera. Ciò determina l’esigenza di disporre allora di strumenti
culturali e professionali in grado di fargli acquisire elevati livelli di
competitività, sia in ambito nazionale che europeo.
L’attuale tendenza è infatti rivolta verso una
professionalità ingegneristica con connotazioni in
grado di orientare sempre più i grandi processi di sviluppo, e non solo. In
particolare, una professionalità che, al pari di altre e tradizionali
categorie, sappia meritatamente intervenire e imporsi nei processi economici
presenti nei sistemi che caratterizzano tutte le attività umane, dalle
piccole organizzazioni (ad es. organismi professionali) ai sistemi
organizzativi ad elevata complessità (ad es. grandi amministrazioni pubbliche) Questo richiede all’Ingegnere un ruolo che gli permetta di andare oltre a quello di produrre solo innovazione,
per arrivare all’obiettivo ultimo di gestire il processo innovativo nella sua
globalità. Ciò significa che deve acquisire una nuova mentalità mediante la
capacità strategica di saper gestire l’innovazione in senso continuo e
costante, trasformando il proprio profilo professionale da tecnico a manageriale, passando cioè da una cultura nozionistica e specializzata ad una
cultura più generale e multidisciplinare. Risulta quindi evidente
come l’insieme globale delle conoscenze debba identificarsi sempre più con
percorsi e processi formativi orientati a contenuti multiformi di carattere
generale tra loro complementari. Requisiti fondamentali per poter “mettere in pratica” questo approccio, politecnico e multiculturale
nello stesso tempo, consistono da un lato nel comprendere l’evoluzione degli
avvenimenti che ci circondano attraverso una visione globale della realtà,
dall’altro nella capacità di far sintesi di tutto questo per meglio cogliere
gli aspetti più essenziali e indispensabili alla professione, da quelli che
lo sono di meno. Acquisire tutte queste competenze
significa possedere conoscenze nella unitarietà dei saperi, una unitarietà
che ci consente poi di essere noi stessi produttori di conoscenza e quindi di
idee.
Ma produrre conoscenza tuttavia non è sufficiente: occorre infatti, come detto all’inizio, saperla anche gestire, e
per farlo è necessario possedere i mezzi adeguati. Tra
questi quello che ha sicuramente dato il contributo più significativo
in tal senso è stata la tecnologia informatica e di comunicazione, ovvero la
ICT (Information and Communication
Technology). L’importanza straordinaria della ICT risiede nel fatto che essa ha creato quelle
condizioni favorevoli, quali economicità, velocità,
versatilità, ecc., che hanno consentito di sviluppare la gestione della conoscenza
ai livelli che conosciamo oggi. Un esempio su tutti: si provi solo ad
immaginare quale sarebbe il livello di capacità di comunicazione della nostra società attuale senza l’utilizzo della posta
elettronica, e quali invece le conseguenze che ne deriverebbero se questa
tecnologia sparisse improvvisamente. Da tutto questo deduciamo
quindi che può esistere un vero
sviluppo di produzione della conoscenza solo se questo è poi accompagnato da
un pari sviluppo di gestione della conoscenza in grado di renderlo fattibile
ed efficace. |
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